sabato 16 luglio 2011

“San Vitaliano Disvelato” di Cesare Mulè

- Sentite, come me, squilli di trombe,  scalpiccìo tumultuoso di gente e trepestìo di cavalli? E’ Papa CallistoII, che  ritorna tra noi, qui, a Catanzaro, per sentire cosa diciamo di lui!-
Così, con il suo ormai noto, affabulante parlare, Cesare Mulè   coinvolge i lettori dell’ ultima sua fatica letteraria, “San Vitaliano Disvelato” edita da “La Rondine”,  ricca di corredo iconografico, frutto di  viaggi e   peripezie nella impegnativa ricerca di documenti necessari alla  storicizzazione  innovativa  della vita del santo patrono. Volendo caratterizzare questo scritto, lo si potrebbe definire come una storia di San Vitaliano narrata attraverso le persone e le gesta della città di Catanzaro, oppure come una storia di Catanzaro vista attraverso la storia religiosa del suo Santo Patrono, perché  la venerazione verso San Vitaliano non si può esprimere solo attraverso il culto locale, ma è necessario ricorrere  anche  alla  ricerca storica.  Mulè  colma una grave lacuna esistente nella nostra diocesi, la quale possedeva del suo santo patrono solo uno scarno libretto con  pochissime, imprecise notizie, ed evidenzia, tra l’altro,  la testimonianza evangelica del santo, che perdonò chi lo aveva ignobilmente calunniato, e del quale è scritto che  ammoniva i potenti, aiutava i deboli, convertiva i peccatori, rassodava i convertiti, ed a tutti era giovamento e soccorso. La biografia del santo, morto ad oltre 70 anni  il 16 luglio di un anno compreso fra il 660 e il 700, è  tratta da antiche cronache necessariamente incerte e lacunose. Eletto vescovo di Capua, come religioso dolce ed insieme severo, è creduto vescovo anche di Benevento. Il Pastore, nella sua missione esercitata per sette anni, incontrò la reazione subdola di un gruppo di giovani scapestrati, anzi dediti a libertinaggio, che complottarono per danneggiarne la figura, bruttandola di condotta non confacente alla dignità ed integrità di Pastore.  Vitaliano, dopo essersi discolpato in pubblico, sdegnato, si allontanò dalla città; ma i suoi persecutori, temendo di essere tardivamente scoperti, lo raggiunsero e, chiusolo in un sacco di pelle, lo buttarono nel mare o nel fiume Garigliano, o Volturno, per annegarlo. Il turpe  disegno, però, non ebbe esito mortale. La corrente lo condusse alla spiaggia di Ostia, dove alcuni pescatori incuriositi uncinarono il galleggiante, portandolo a bordo della loro barca e, con pietoso sorpresa, scorsero il vegliardo e lo ristorarono. Intanto, a Capua, per sei mesi e venti giorni si protrasse la siccità desertando i campi e provocando carestie e malattie. I suoi abitanti addebitarono la mancanza di pioggia  a punizione per l'offesa recata all'uomo di Dio e si diedero a ritrovarlo. Ciò avvenne in un sito lontano; trovatolo,  lo esortarono a ritornare nella città che aveva voluto lasciare. Il prelato accolse tali premure e bene accolto dai fedeli riprese le funzioni; subito copiosa si sparse la pioggia, ristorando la campagna. L’uomo di Dio, lasciata per la seconda volta Capua, si ritirò in un luogo appartato, in  solitudine, nella meditazione e nella  preghiera; poi,  riprese il suo peregrinare. Da quel tempo il luogo prese il toponimo di San Vitaliano, divenne cittadina operosa e bene ordinata. Ormai ben oltre  i 70 anni di età, il nostro Santo lascio' questa terra e fu debitamente  sepolto. Ma nel tempo se ne persero le tracce sino a quando alcuni pastori, notando un tumulo di pietre, lo rinvennero suscitando la pregressa devozione: molti bisognosi pietosamente pregarono impetrando  e ottenendo miracoli. Si formò così un profondo culto che indusse il vescovo Giovanni di Benevento a realizzare  un degno luogo di sicuro. Papa Callisto II, trovandosi in sosta a Benevento per recarsi in Calabria, rese  omaggio alle reliquie attratto dall’eco dei miracoli da lui ottenuti. In questo ricordo, essendo a Catanzaro per consacrare la Cattedrale, pensò di meglio solennizzare l’evento facendone traslare i resti. Così San Vitaliano, già vescovo di Capua, venne proclamato patrono della Città, in un giorno solenne in cui il Papa aveva con sé - secondo le Cronache del Santuario di Montevergine- ventiquattro cardinali e uno stuolo di vescovi, abati e prelati,  il chè rinforza la veridicità della discussa Bolla catanzarese di consacrazione della Cattedrale sottoscritta, quindi,  da una vera delegazione di fede. Tanta magnificenza era rappresentativa della missione impersonata da Callisto II e dell'importanza del segno che in modo solenne egli attribuiva al ruolo che Catanzaro avrebbe dovuto svolgere, per incoraggiare e rafforzare la presenza della Chiesa latina. In questo scenario è riconosciuta, in modo inappellabile,  la diocesi di Catanzaro come  pilastro di latinità. La devozione al santo nella  chiesa cattedrale è da allora sempre stata intensa, anche se discreta:  San Vitaliano protegge e le sue reliquie danno pegno e pregio: i fedeli sono  rassicurati e protetti dal mediatore. Nel periodo fra la fine del XVI e l'inizio del secolo seguente,  nella triste circostanza di una scossa di terremoto, fiduciosamente il popolo si rivolse a San Vitaliano e, anche successivamente, nel 1763 per il perdurare di una lunghissima siccità e carestia:  il patrono della Città sempre  vigilò e protesse, tanto che il  vescovo Fiorentini sottolinea che non vi fu mai pubblica calamità che abbia colpito la nostra povera terra, in cui la fede dei catanzaresi, invocato l'aiuto del suo potente Patrono, figura buona e soccorrevole, non ne ebbe  tutela.  Dal prezioso testo di Mulè emerge come la sola storia civile non sia sufficiente. Essa si deve accompagnare alla storia religiosa, al racconto delle idee e dei sentimenti.  Così la città si sacralizza nella memorizzazione delle persone che ivi sono vissute  degnamente, divenendo comunità operosa , salda e civile . Siamo tutti grati al prof. Mulè, le cui fatiche  sempre più arricchiscono il patrimonio culturale del nostro territorio  e   aiutano a riscoprire la nostra identità, valore imprescindibile per poter vivere nell’era della globalizzazione, confrontandoci sì con altre civiltà, ma  senza dimenticare chi siamo e quale grandezza abbiano le nostre radici cristiane : ci auguriamo quindi  che la città di Catanzaro impari ad investire  denaro ed energie per accrescere ricerche e studi  onorando con sicura configurazione storica la missione di san Vitaliano, suo vero, mirabile patrono,  piuttosto che, più miseramente,  vacue e piccanti baldorie.

giovedì 14 luglio 2011

Alla scoperta delle convenzioni

E' stata firmata nei giorni scorsi la convenzione per la gestione del nuovo centro sociale di S.Elia tra l'amministrazione comunale e i presidenti di alcune associazioni locali. Si tratta in particolar modo dell'Asca S.Elia, dell'Isegoria, dell'Antelios e di Teatro 6.  La gestione dunque delle attività sarà compito di queste associazioni, la cui esperienza ormai datata è garanzia di impegno e costanza. Il centro sociale sarà in questo senso uno spazio dalle molteplici funzionalità e ognuna di queste organizzazioni si inserirà tenendo fede alle proprie pecularietà. Quest'atto rappresenta un modello di riferimento per la gestione degli spazi culturali e ricreativi di tutto il paese e quindi un plauso per la sua riuscita, adesso però viene il difficile. L'impegno è gravoso e di grande responsabilità sociale, ma i protagonisti dell'accordo sicuramente faranno il possibile per dimostrarsi all'altezza del loro passato e di un presente in continuo divenire. Ma come sempre una considerazione va fatta proprio perchè ogni cosa cattiva va criticata e osteggiata, ma da ogni cosa buona, come è questa, bisogna trarre spunti utili a tutta la comunità.
Se infatti a S.Elia c'è il centro sociale a Pentone sicuramente non mancano luoghi deputati alla cultura e alla ricreazione che spesso però, sembrano o forse sono, abbandonati a se stessi. Mi riferisco in particolar modo alla Biblioteca, la cui gestione avrebbe bisogno di nuova linfa. Per chi non lo sapesse la nostra biblioteca è fornitissima e anzi ci sono dei veri e propri tesori che meriterebbero vetrine migliori. E' da tempo che si discute senza soluzione di spostarne la collocazione in modo tale da garantirne una migliore fruizione. Servirebbe poi un'archiviazione multimediale dei testi perchè possano essere consultati anche on-line e la possibilità di aperture straordinarie. Mancano inoltre delle iniziative di promozione che non solo restituiscano centralità al nostro patrimonio librario, ma che avvicinino gli amanti della lettura e tutti quegli studenti forse ignari di quello che c'è. Per fare tutto questo bisognerebbe che in collaborazione con gli uffici preposti vengano coinvolte le associazioni, alcune delle quali già in passato si sono offerte per tale compito. Ci sarebbero poi da fare  alcune modifiche al regolamento per renderlo più moderno e flessibile e prevedere così la possibilità di convenzionarsi con le associazioni appunto. Dopo il centro sociale di S.Elia quindi perchè non ripetere quest'esperienza con la Biblioteca? Basterebbe coinvolgere le associazioni e magari interagire con loro per arrivare ad una soluzione comune affinchè questa ricchezza non sia solo patrimoniale, ma risulti visibile e soprattutto fruibile.

martedì 12 luglio 2011

Il perbenismo di chi sta zitto

Che ormai in giro ci sia poco perbenismo non lo scopro certo io, ma che di questo se ne abusi pure è veramente il massimo. In questa società di avvoltoi chi può mangia l'altro senza colpo ferire, ma non per questo l'altro è un fesso qualunque che si può calpestare tranquillamente sotto i piedi. Per fortuna dalla rivoluzione francese in poi l'individuo ha conquistato un tale livello sociale che oggi nessuno si può più permettere di sentirsi al di sopra delle righe. Non sto delirando tranquilli, ma mi sto riferendo a taluni atteggiamenti che i soliti noti mettono in atto come se la gente fosse sciocca e non avesse una propria dignità da difendere. Questa gente forse crede di vivere nel medioevo, quando l'oscurantismo imperava ed il vulgo era dominato e doveva sottostare: cari signori queste logiche sono finite e attenzione a non provocare l'effetto boomerang! Capita per esempio che nel nostro paese ci siano manifestazioni di serie A a cui devono e sottolineo devono partecipare gli adepti, e purtroppo manifestazioni di serie B o presunte tali la cui riuscita spesso si scontra con mille ostacoli. All'interno di queste manifestazioni ci sono poi contributi di livello, contributi di basso livello e persino contributi che non meritano di essere ascoltati! Chissà forse questi ultimi sono contributi poco intelligenti o peggio ancora pericolosi per l'incolumità (l'apparire) personale. Ok ci sta pure questo, ma lo dicessero chiaramente che quando si fa qualcosa bisogna che intervengano prima gli invitati e se malaguratamente qualche non invitato è stato tanto sensibile da partecipare stia zitto per non rovinare i pregevolissimi simposi! Almeno così siamo più tranquilli sapendo che se la devono suonare e cantare sempre gli stessi! Ecco chi è il perbenista nel nostro paese: chi non fa parlare per sparlare. Chi sta zitto invece, dimenticano questi signori,  lo fa per educazione e rispetto, ma non perchè si fa calpestare da queste logiche. Non ci provassero nemmeno a pensare una cosa del genere, perchè la storia insegna che chi troppo abusa prima o poi viene detronizzato! Per fortuna nella vita la storia ci da sempre una risposta e forse un incoraggiamento.

lunedì 11 luglio 2011

Lo Scisma di San Nicola

Episodio davvero increscioso quello che si è verificato ieri in occasione della processione di San Nicola di Bari che certamente non aiuta a distendere gli animi in un paese i cui trasversalismi ormai sono noti. Non si tratta qui di discutere i torti e le ragioni, ma semplicemente di proporre delle riflessioni che aiutino ad essere più pacati perchè non è più possibile che ogni minima cosa nel nostro paese rischia di diventare uno scisma!
Spesso basta un poco di buon senso e sana flessibilità per dirimere le più complicate delle questioni, ma forse il buonismo di cui qualcuno si veste è solo di facciata. Ma torniamo alla cronaca.
Alle 18,30 doveva avere inizio la processione, ma come spesso accade negli ultimi tempi i portatori latitano. Si aspetta ancora qualche minuto e poi la decisione di non farla perchè i portatori erano pochi. Nel frattempo la voce gira in paese e si cercano volontari per evitare di lasciare San Nicola in Chiesa, ma la decisione sembra già presa e alcuni la difendono. A questo punto interviene il sindaco che media con il parroco mentre molti, in primis alcuni membri della locale banda musicale,  si riversano in Chiesa e in strada per manifestare la volontà popolare di fare la processione. Finalmente la decisione: si esce. All'apparire di San Nicola sollevato da almeno 20 persone accorse per offrire il proprio contributo, si eleva un applauso tanto spontaneo e liberatorio che la dice lunga sulla volontà del popolo di vedere per le vie il proprio Patrono.
Le riflessioni secondo me a questo punto potrebbro essere tre: 1- come mai i portatori latitano per tutte le processioni ad esclusione di quelle della festa quando si fa a gara pur di esserci? 2- Tutti coloro che sono poi apparsi avevano proprio bisogno di essere richiamati dal rischio della non processione o dovevano semplicemente esserci per amore della sbandierata tradizione? 3- non era forse il caso di aspettare ancora un attimo e magari non chiudersi a riccio e a chiave di fronte ad un problema che comunque si stava cercando di risolvere?
Le manifestazioni religiose a Pentone sono tanto sentite da aver acquisito a pieno titolo il riconoscimento di tradizione e come tali appartengono al popolo:  si parla appunto di pietas popolare!
Non c'è una primogenitura e non c'è un possesso e un possessore quando si tratta di riti e celebrazioni. La Chiesa è di tutti e anzi il Padre non chiude mai le porte nemmeno al peggiore dei peccatori! 
La Chiesa dovrebbe essere in prima linea per non creare divisioni e soprattutto coloro che vi operano da laici dovrebbero interpretare il loro ruolo con la moderazione dovuta e senza partito preso!
Tutto questo però non toglie che noi pentonesi ci riempiamo la bocca di tradizione, ma da qualche tempo abbiamo bisogno di essere richiamati al nostro essere comunità civile e parrocchiale. Il problema ieri infatti non sarebbe esistito se i portatori ci fossero stati come poi ci sono stati! La migliore lezione arriva allora da quel gruppo di bambini che puntualmente in occasione delle processioni aspetta con ansia di trasportare i "cavalletti" per le soste: il loro è un contributo genuino e verace. Saranno forse loro i pentonesi di un futuro in cui ci sarà più serenità nelle valutazioni e meno prestigiosa primogenitura in ciò che si fa? Speriamo, ma per vivere bene il nostro presente tutti dobbiamo essere più moderati, flessibili, disponibili e umili perchè tutti dobbiamo dare il nostro valido contributo e alimentare con la coesione la nostra storia e la nostra tradizione. Dalla prossima processione poi perchè qualcuno non si prende l'onere di organizzare i portatori così da non avere problemi? Evitiamo dunque scontri che non fanno bene a nessuno e nelle nostre discussioni in piazza come nel segreto delle stanze ufficiali facciamo uno sforzo comune affinchè Pentone sia Pentone civitas et universitas.