sabato 3 settembre 2011

Antonio Tarantino rientra nella banda

La novità non era certo nell’aria, ma di questi tempi una bella notizia ci voleva proprio. Si tratta di un rientro eccellente che si sposa bene con il concetto di tradizione e passione e va a completare un percorso che non poteva rimanere a metà. Dopo infatti l’elezione di Michele Capicotto a presidente della Banda Musicale “Città di Pentone”, è arrivato l’altro importantissimo tassello: è rientrato il maestro Antonio Tarantino.

Chi dalle nostre zone mastica un poco di note e pentagrammi certamente non rimarrà sorpreso per il ritorno al Complesso bandistico pentonese del professore Tarantino, di cui tutti conoscono e hanno imparato ad apprezzare la passione, l’attaccamento e la competenza. Molti lo ricordano come stimato docente della scuola secondaria di I grado, ma tutti da sempre lo associano alla tradizione musicale della banda e della scuola di musica che tanti “musicanti” ha sfornato. Se la banda è una tradizione di cui i pentonesi sono particolarmente orgogliosi, Antonio Tarantino ne è stato una parte imprescindibile e dunque il suo rientro non può che far bene a tutto il movimento. Occasione migliore poi non ci poteva essere, visto che è in programma la Festa della Madonna di Termine, e la banda aveva bisogno di qualcuno che la guidasse con passione e volontà come d’altra parte il Tarantino ha sempre fatto. Indubbia la soddisfazione del presidente Capicotto che da quando ha preso le redini del complesso bandistico sta cercando di alimentare il connubio speciale che da sempre esiste tra Pentone e le note: proprio in quest’ottica l’atteso rientro del maestro storico segna una nuova tappa di una storia lunga, ma che non vuole dare cenni di cedimento. In bocca al lupo maestro e presidente, la tradizione bandistica pentonese è nelle vostre mani e nei vostri cuori.
                                     da http://www.infooggi.it/

venerdì 2 settembre 2011

Problema rifiuti

Se prima le immagini di strade invase dall'immondizia erano solo napoletane, da qualche tempo anche dalle nostre parti è facile trovare mucchi di spazzatura indecorosa. Li potevi trovare prima in particolare a Catanzaro e provincia, mentre da qualche giorno si possono vedere e trovare solo in provincia. Il sindaco della città capoluogo è infatti riuscito a patteggiare con il commissario starordinario per i rifiuti la via preferenziale per Catanzaro presso la discarica di Alli che prima asserviva anche la provincia. I 75 comuni invece della medesima provincia sono stati dirottati su altri siti con aggiunta di costi e problematiche varie che stanno portando al collasso molti centri. Bustoni strapieni piuttosto  che immnondizia libera che occupa intere zone non possono essere l'immagine di una Calabria che specialmente in questo periodo dell'anno dovrebbe far vedere solo le sue eccellenze. Per tanto tempo abbiamo parlato di depuratori e mare inquinato, mettiamoci adesso pure l'immondizia e di certo non ne usciamo bene. Chi di questi periodi ha trascorso le proprie vacanze nelle nostre zone, di fronte a queste problematiche e a tante altre, pensate che sia convinto di ritornare il prossimo anno?
A tutto questo naturalmente non si sottrare nemmeno il nostro ridente paesello laddove è possibile imbattersi, soprattutto in via San Giuseppe, in un ammasso di rifiuti che peraltro spesso non è imbustato. Il sindaco si è premurato di deliberare per regolamentare questa situazione straordinaria invitando i cittadini a imbustare i propri rifiuti in modo che durante l'attesa per lo smaltimento non ci siano particolari problemi. Nonostante però la buona volontà lo smaltimento risulta spesso posticipato, e pure i rifiuti imbustati sono sottoposti ai saccheggiamenti dei tanti cani randagi che abbiamo nel nostro territorio e lo stesso dicasi per le gatte; allora cosa fare di fronte a quest'emergenza ampliata anche da una cittadinanza aumentata per il rientro degli emigranti? Intanto farsi sentire come in questi giorni sta facendo per via ufficiale e per mezzo stampa il sindaco di Simeri Crichi o come ha fatto pesantemente Michele Traversa. Poi intervenire laddove è possibile con delle operazioni straordinarie per il controllo di questa emergenza come per esempio ulteriore personale a giornata che, individuato un sito idoneo lontano dal centro, trasporti i rifiuti in questo luogo in attesa dello smaltimento. L'obiettivo è molto semplice: evitare problemi sanitari che in una situazione di tal genere potrebbero intervenire e intanto offrire un'immagine pulita del nostro paese che non può chinarsi come sempre alle logiche della casta regionale e provinciale. Sappiamo di chi sono le responsabilità, ma è dovere nostro trovare delle soluzioni tampone per evitare il peggioramento di una situazione che nostro malgrado ci vede coinvolti. Rispettiamo dunque l'ordinanza del sindaco imbustando i rifiuti e alle autorità invece l'invito a farsi sentire oltre che darsi da fare per aggirare l'ostacolo.

mercoledì 31 agosto 2011

Diario di un precario qualunque (II)

31 agosto -
Oggi ci sono le stesse novità di ieri: niente. Tutto tace e la cosa mi preoccupa oltre modo dato che il 1 settembre ci dovrebbe essere la presa di servizio. Di sicuro si sta procedendo ancora con le immissioni in ruolo che peraltro appaiono fuori ogni logica se si pensa che anche questi pochi fortunati non conoscono ancora la disponibilità di sedi! Immessi in ruolo senza una sede in cui prendere servizio se non quella scelta dagli stessi fino a sabato, poi scuola di destinazione fino a gennaio e poi infine scuola definitiva. Se per loro dunque è già un'odissea almeno si consoleranno con un incarico a tempo indeterminato: noi precari invece chissà! Di tempo determinato finora nemmeno l'ombra e quindi quest'anno ore ancora più dubbiose per noi docenti, ma anche per le tante scuole che dovranno aprire i battenti senza avere certezze.
Notizia di ieri inoltre le tante proteste degli A.t.a. che vedono minacciati posti che fino all'anno scorso erano già pochi, ma almeno c'erano! In tutto questo una nota lieta mi è arrivata da un commento al diario di ieri: una collega mi ha scritto che non segna il "mi piace" perchè disconosce la precarietà. Bellissima quest'affermazione che io condivido a pieno se intesa come rifiuto di una concezione della vita caratterizzata dall'incertezza a cui si contrappone invece una grande voglia di sognare e di sentirsi vivi nonostante tutto.
Il precario non è purtroppo una specie in estinzione, ma qualcuno che merita attenzioni mirate perchè ne è degno. Sapete quando non mi sento precario? Quando prendo carta e penna, o sono di fronte ad un computer e scrivo, scrivo, rifletto e dunque sono. Cogito ergo sum diceva Cartesio e questo vale per ogni precario che si rispetti.

martedì 30 agosto 2011

Diario di un precario qualunque

30 agosto
Stamane mi sono svegliato e subito catapultato su internet per verificare l'uscita di comunicati dal Csa. Niente! Pure oggi mi tocca attendere e sperare che qualcosa accada. Magari mi arriverà la telefonata per il ruolo? o semplicemente dovrò aspettare l'inizio dell'anno scolastico per una supplenza?
Diventa sempre peggio e nonostante i numeri sbandierati c'è la tristezza di tanta gente che aspetta e spera e che vede svanire lentamente le ultime chance di chiamata.
Mi tormentano i dubbi sulla scelta delle scuole, sui pensionamenti, su utilizzazioni e assegnazioni, su contingente vecchio e nuovo: ma siamo proprio sicuri che questa è vita?
Attendere sempre senza mai poter dire prendo in mano la mia vita!
Senza l'aspirazione di poter progettare, di poter pianificare... senza certezze e senza sicurezza!
Poi magari mi chiameranno da qualche scuola e allora troverò qualche giorno di tranquillità, ma non di serenità. Solo chi infatti è stato precario capisce bene la difficoltà d'inserimento in ambienti già modellati e già proiettati nell'anno scolastico in corso: non hai nemmeno il piacere di poter programmare gli obiettivi, le competenze; non hai nemmeno la possibilità di poterti affezionare a quei ragazzi che devi ripartire e riprendere il perpetuo peregrinare di scuola in scuola. L'anno scorso cinque, quest'anno chissà!
qualcuno ti dice che l'importante è lavorare, è vero, ma se dobbiamo elemosinare qualche giorno di tranquillità, allora a cosa sono serviti tutti i miei anni di studio? a cosa serviti tutti i sacrifici fatti? a cosa servono le competenze che ti sei costruito? Pensare di essere sottomesso a logiche troppo più grandi di te è da impazzire eppure ogni anno si ripete questa trafila.
C'è gente che lo fa ormai da un ventennio e vive il precariato come un modus vivendi: chissà se ci riuscirò un giorno anch'io!
Per fortuna domani è un altro giorno e la speranza vivrà un'altra determinazione.

lunedì 29 agosto 2011

La scuola è di tutti: considerazioni sparse

La scuola è di tutti.
Di tutti sì ma non per questo uguale per tutti!
Conoscete almeno due ragazzi, due professori, due collaboratori scolastici (chissà quando finirà questa spasmodica ricerca di neologismi per definire tutto ciò che ruota intorno alla scuola) che abbiano lo stesso modo di concepirla?
Per qualcuno la scuola sarà noiosa, scontata, stressante; per altri sarà appassionante, interessante, coinvolgente e mai banale.
Insomma c’è scuola e scuola o c’è un diverso modo d’interpretarla?
Non sbaglierò dicendo che la scuola non è uguale per tutti a  causa di una costante e a volte necessaria localizzazione e individualizzazione che non ha eguali.
 Parliamo sempre della stessa istituzione che da nord a sud, da est a ovest sembrerebbe impostata e organizzata allo stesso modo, ma anche allo sguardo dei tecnici appare così diversa da far sprecare riflessioni su riflessioni.
Non mi riferisco proprio ai teorici dell’argomento ma ai diretti interessati, cioè a tutti coloro che ogni giorno hanno la fortuna o la sfortuna, dir si voglia, di stare per almeno cinque ore in un qualsiasi istituto scolastico.
Diversità dunque è la parola chiave che ritengo dovrebbe essere alla base di ogni impianto pratico e teorico su cui tutte le scuole dovrebbero poggiare.
Diversi sono gli ambienti di riferimento; diversi sono gli interpreti (alunni, docenti e famiglie); diverse sono le aspettative che vi si ripongono e diversi sono sicuramente i vari approcci.
Eppure parlare di scuola e poi aggiungere quale aggettivo più gettonato “diverso” sembra proprio un paradosso, ma concretamente non è così.
La diversità è appunto di un tale spessore che bisognerebbe sempre abusarne perché alimenta l’individualismo più esasperato dei vari attori e nello stesso tempo stabilisce i nitidi contorni delle relazioni.
Accanto infatti a questo elemento si coniuga bene la capacità relazionale: come dice persino l’antico proverbio…gli opposti si attraggono! E, in effetti, diverso è sinonimo di opposto! Naturalmente quando parlo di diversi interpreti o di diversi attori, mi riferisco a tutti coloro che ruotano nel mondo scolastico.
Essi con le loro presunte banalità, con le loro fissazioni, con tutti i pregi e i difetti ammissibili, fanno la scuola: ne rappresentano la colonna portante e nello stesso tempo il cuore.
La scuola è di tutti anche per questo: tutti hanno un cuore che batte e personifica la scuola medesima.
Se non ci fossero i collaboratori scolastici, se non ci fossero i docenti… gli alunni… le famiglie…e con loro i diversi problemi, tutti i problemi; la diversa quotidianità, tutta la quotidianità; senza il diverso e il tutto che è in ogni persona, che scuola sarebbe? I nostri ragazzi invece di trovarsi di fronte ad un’istituzione viva e omnicomprensiva, avrebbero a che fare con una delle tante realtà virtuali in cui ci imbattiamo nei cyber spice!
E’ importante avere consapevolezza del tutto così da poter analizzare e riflettere obiettivamente il particolare senza per questo correre il serio il rischio di invadere i territori più disparati.
Mi chiedo ancora: ricordiamo con più facilità la nostra età scolastica o le altre? Sono sicuro che i numeri sarebbero altissimi a favore dei ricordi di età scolastica perché è lì che si maturano quelle prime esperienze che poi ti avviano lungo il sentiero della vita. Questo non è valido solo per gli alunni, ai quali la scuola riserva una grande fetta di questi insegnamenti-esperienze, ma anche per chi ruota intorno ad essa. Voi credete forse che un docente sappia abbastanza da non trarre profitto da quanto gli accade in classe? O credete forse che un bidello, volgarmente detto, sia così superficialmente preso dalle sue mille faccende da non farsi coinvolgere dal tutto che lo circonda?
Una giornata in classe o comunque in un generico ambiente scolastico, vi posso assicurare, è di una tale ricchezza emotiva ed esperienziale da poter tranquillamente dire che noi fortunati interpreti e attori viviamo tante vite… tutte le vite che ci troviamo di fronte e che spesso condividiamo.
Certamente tutto questo fa la scuola in senso lato. Sebbene sia molto più pratico un approccio analitico particolare, riflettere e accendere i riflettori sul generale “tutto” ritengo che sia la vera chiave di lettura di quella che amo definire la giungla della scuola.