giovedì 20 ottobre 2011

Gheddafi: fine di una dittatura

Oggi doveva essere una giornata particolare per noi italiani con l'indicazione del nuovo Governatore della Banca d'Italia, ma mentre si attendeva il nome del prescelto le tanti edizioni straordinarie dei vari tg hanno annunciato l'uccisione di Gheddafi. Tra smentite e informazioni confuse si è appreso fin dal primo momento che l'ex leader libico era stato scoperto a Sirte, sua città natale, e lì aveva trovato la morte. Ancora a quest'ora si rincorrono mille voci sui suoi ultimi attimi di vita, ma le diverse dichiarazioni ormai  danno per certo la sua uccisione. Il suo corpo adesso sembrerebbe trovarsi in una località segreta a Misurata. Mentre un po tutti si affannano a fare le prime dichiarazioni ufficiali, i ribelli libici finalmente possono sperare di avviare il processo democrativo e organizzativo che da tanto tempo sognano. Gheddafi è stato il dittatore più longevo del nord Africa con i suoi 41 anni di potere, un capo, un leader che spesso ha suscitato tanta antipatia, che ha saputo tenere sotto scacco tanti paesi con la forza dell'oro nero, e che non ultimo ha avuto un rapporto ambiguo con l'occidente. Amico dell'Italia e personale di Silvio Berlusconi negli ultimi tempi, si è talvolta scontrato con l'America. Molti ricordano infatti i bombardamenti ordinati da Reagan contro Tripoli e Beirut. Il suo nome nel nostro paese è stato legato a tante operazioni persino di marketing: ricordate quando il figlio era stato tesserato quale calciatore del Perugia del vulcanico Gaucci? Gheddafi nel bene e nel male ha segnato un'epoca e quasi sembra strano non vederlo più comparire con i suoi occhiali  scuri e non pronunciare le sue invettive contro quello o questo. Sicuramente adesso i libici hanno una grande opportunità, ma corrono anche un altrettanto rischio. Chi per troppo tempo ha subito limitazioni, ha pagato con la vita le disubbidienze, spesso non riesce a gestire i processi democratici successivi. Basti pensare in tal senso all'Afghanistan o all'Iraq, dove nonostante tutto si continua ad avere una difficoltà anomala a vivere per come si voleva la libertà conquistata. Il nuovo paese che nascerà dalle ceneri della Libia gheddafiana dovrà stare molto attento a non cadere in tentazione ed abbandonarsi a forme esasperate di individualismi e di celate contraddizioni. Toccherà però solo a loro, i libici liberi, credere nelle conquiste fatte e sperare in un futuro migliore in cui potranno godere delle libertà ottenute.