venerdì 6 gennaio 2012

Ricordo gli scout

C'era una volta un gruppo ben organizzato e altamente educativo di cui tutti, nel nostro paese, abbiamo fatto parte: gli scout. I miei ricordi di fanciullo sono strettamente legati a quell'esperienza, a quelle persone e a quel periodo. Ricordo Akela, il reparto, i lupi e le coccinelle, i capi e le uscite, i campeggi e i pernotti. Ricordo soprattutto la festa della Befana quando noi prima bambini e poi ragazzi preparavamo le recite per allietare genitori e famiglie. Dietro a quella festa c'erano tanti preparativi, prove su prove e tanta gente che si impegnava per realizzare il tutto. Non era solo una recita, ma un modo per stare tutti insieme, lavorando per un progetto comune che doveva rendere felici e soddisfatti chiunque vi avesse preso parte.
Quante serata nella sede scout a provare e riprovare le scenette, i monologhi e i travestimenti!
Poi magicamente il pomeriggio della Befana nella vecchia palestra andava tutto perfettamente e ogni cosa veniva realizzata tra l'entusiasmo generale.
Che soddisfazione che tutto andasse bene e che ognuno di noi avesse fatto bella figura di fronte alle proprie famiglie!
Ogni tanto, come stamane, ripenso a quel periodo e persino a quelle fatiche fanciullesche, ma più che sconfortarmi, mi reputo uno dei fortunati che ha vissuto quell'esperienze, mentre oggi i tanti ragazzi, che pure ne avrebbero bisogno, non hanno dei modelli educativi altrettanto validi. Un gruppo scout oggi come allora potrebbe avere un ruolo molto importante perchè le agenzie educative tradizionali avrebbero bisogno di un tale supporto, dove quotidianità e responsabilità camminano di pari passo.
Molti di quei ragazzi ancora oggi sono sempre in prima e dunque si conferma quanto sopra dicevo.
Gli scout o comunque agenzie educative alternative a quelle tradizionali mancano nel nostro paese e la crisi di valori e ideali che viviamo è pure figlia di questo deficit. Allora un pò tutti abbiamo sottovalutato quelle esperienze oggi credo che sarebbe opportuno ripensarle e valorizzarle naturalmente adeguandole ai tempi che viviamo.

domenica 1 gennaio 2012

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica nel tradizionale messaggio di fine anno non si è smentito in quanto a carisma e a visione chiara del nostro Paese. Ha evidenziato come bisogna avere sempre più fiducia nella nostra capacità di uscire dai meandri di questa crisi garantendo per l'utilità dei sacrifici che stiamo facendo. Non si è sottratto nemmeno a due problematiche che ormai sono diventate suo pane quotidiano: il lavoro per i giovani e il diritto di cittadinanza per gli immigrati. Un Capo dello Stato dunque che oltre a tranquillizzare gli italiani è riuscito a toccare questioni importanti e anche controverse. Il suo è un esempio di chi vive di italianità e crede in quest'ideale su cui poggiare la nostra rinascita. Ecco il messaggio integrale.

"Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell'Italia unita e i suoi 150 anni di vita". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a reti unificate, di fine anno.

"Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell'Italia. Che fa tutt'uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un'economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un'eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi nascondo, certo, che nell'animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d'animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l'Italia si dibatte. Ora, è un fatto che l'emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno".