sabato 6 maggio 2017

Scarponi ancora in gruppo





La riconoscenza per un uomo ed un campione non finisce mai. Ma non è sempre così. Ci sono però situazioni particolari e coinvolgenti. Ci sono emozioni e passioni. Tutto questo è Michele Scarponi. L'Aquila di Filottrano, scomparso a causa di un tragico incidente automobilistico, è ancora presente nel gruppo. E il Giro d'Italia appena iniziato sta dando prova di grande sensibilità. 
Su tutti però l'Astana, la squadra per cui gareggiava l'indimenticabile Michele. La squadra kazaka infatti sta omaggiando il suo campione in maniera davvero emozionante. 


 La prima dimostrazione di affetto e di omaggio imperituro ha riguardato la scelta di partecipare alla competizione rosa in 8. Lasciando quindi libero il posto che doveva essere dello sfortunato corridore. 
Poi la voglia di portarsi Scarponi durante tutto il Giro d'Italia. Un suo poster infatti campeggia sugli autobus Astana. 
Un omaggio ancora che tutta la carovana ha voluto tributargli. Un video celebrativo trasmesso in occasione della presentazione della corsa rosa. 
Oggi infine l'ultimo omaggio. Inaspettato quanto bello e significativo.


L'Astana ha deciso di rispettare il contratto con Scarponi. La sua vedova e i suoi due gemellini percepiranno lo stipendio di Michele. Come se nulla fosse cambiato. Come se oggi Michele fosse in gruppo non un angelo-corridore.  Una stima che per il team kazako nel frattempo era diventata affetto e rispetto. Lo stesso che sta dimostrando proprio ora che il suo campione corre lassù. In attesa del Terminillo, la salita Scarponi di questo Giro, Michele c'è e per l'Astana continuerà ad esserci.

giovedì 9 marzo 2017

Morire a 13 anni

Si può morire per un selfie? Questo l'interrogativo tragico che la scomparsa di un ragazzo di appena 13 anni sta proponendo in queste ore post incidente. 


Sembrerebbe ancora non confermata la versione del selfie, ma semplicemente pensare che è morto un tredicenne per uno stupido gioco, qualunque esso sia stato, è davvero sconcertante. Pensare che poche ore prima spensieratamente, come solo un ragazzo di quell'età sa fare, Leandro, questo il nome della vittima, magari rincorreva un pallone o giocava a nascondino ed è poi andato a finire sotto un treno, mette un'angoscia pazzesca.
Lì ci poteva essere un nostro figlio, un nostro nipote a cercare di fare la foto o più probabilmente a sfidare il destino incosciamente, ecco perchè non possiamo fare finta di niente.
Leandro non è solo la vittima di un gioco, ma è ognuno dei nostri ragazzi che non riescono a vivere la loro fanciullezza con la serenità con cui magari siamo cresciuti noi.
Un tempo piuttosto che un cellulare in mano alla perenne ricerca di un selfie o di un malcapitato Pokemon, cercavamo un sogno, una strada da percorrere, un albero su cui arrampicarci, una ciliegia da gustare o un goal da fare. 
Il vero interrogativo che ci dovremmo porre è cosa stiamo facendo noi adulti per questi ragazzi, che ci chiedono sostegno, che ci manifestano il loro disagio e che invece noi non comprendiamo.
Il loro è un grido d'aiuto e un perenne selfie della loro vita che noi adulti dovremmo fermare con dolcezza, ma con altrettanta decisione.
La vita non è un gioco o una foto: la vita è un sogno che non può finire a 13 anni.

mercoledì 11 gennaio 2017

Kairos pentonese

Oggi vorrei riproporre una riflessione che feci circa 4 anni addietro e che mi è sembrata tanto attuale. La intitolai così come sto facendo ora per continuare a riproporvi il termine Kairos... il tempo speso bene...

Da quando ho creato questo blog ho sempre sognato di aprire con un post straordinario per interesse e coinvolgimento, ma finora non ci sono mai riuscito. Ho sempre cercato di stare sulla notizia, di essere obiettivo, di dare voce a tutti, ma non sono riuscito a realizzare il mio sogno. Sarebbe troppo lungo disquisire sui probabili perchè di quest'insuccesso, ma per il momento mi basta credere che prima o poi arriverà questo famigerato post. Intanto vorrei riproporre una riflessione che mi è stata inviata e che mi ha fatto tanto pensare. L'argomento che mi si proponeva è come operare in un contesto per certi versi poco stimolato come l'attuale Pentone. La proposta è di quelle serie e realmente innovativa anche se di facile realizzazione. Si parte infatti dalla considerazione che non dobbiamo pensare a cosa fa Pentone per noi, ma cosa possiamo fare noi per il nostro paese. Non è strano quello che dico, ma semplicemente dobbiamo entrare nell'ottica che per vedere un Paese ad alto livello, cosa che capita raramente ormai, tutti dobbiamo fare qualcosa. Non possiamo in tal senso aspettarci sempre che altri operino e poi noi raccogliamo il possibile, ma dobbiamo essere protagonisti prima di tutto di una partecipazione collettiva che impegni e che dia fiducia. Non serve più dire "non c'è niente", perchè se non c'è niente un poco di responsabilità è anche nostra che spesso rimaniamo passivi. Il contributo di chi ama questo paese è indispensabile per cambiare rotta e per contribuire in modo lungimirante alla crescita e allo sviluppo. Se continuiamo a crogiolarci nella convinzione che è colpa di quello piuttosto che di quell'altro arriveremo al punto di non ritorno. Siamo ancora in tempo: questa la mia consolazione. Per questo non perdiamo altro tempo prezioso, quel kairos, che dovrebbe caratterizzare la nostra esistenza.

giovedì 5 gennaio 2017

Sfida

Un termine tanto abusato nel nostro parlato è sfida forse perdendo pure di vista il vero significato. Ognuno di noi ha o ha avuto una sfida da portare avanti spesso con abnegazione, passione, ma altrettanto spesso assumendo un impegno e non riuscendo a portarlo a termine.
Realizzare una sfida, specie quando si tratta di imprese personali, è davvero difficile se non si ha testa e cuore per portarla avanti, mettiamoci pure la necessaria costanza e capiamo bene perchè non tutti vi riescono. Ma stamane voglio chiedermi che senso avrebbe la nostra vita se non avessimo sempre una sfida per cui vale la pena lottare!
Imprese che poi ognuno valuta a proprio piacimento nel senso che magari  un individuo mira semplicemente a tenersi in forma, un altro a realizzare più soldi, un altro ancora a vivere bene, e chi ne ha più ne metta: ciò che conta è che siano importanti per noi stessi. Ecco perchè a questo punto punterei l'attenzione su un altro valore che è implicito in una sfida, ma che è assolutamente prioritario la voglia. In certi periodi della nostra vita ci sentiamo di poter spaccare il mondo tanta è la nostra voglia di fare, mentre in altre circostanze ci sentiamo degli agnellini assolutamenti innocui  e quindi poco pronti ad accettare le imprese del quotidiano. Detto questo però credo che la sfida più importante che ognuno di noi deve realizzare è quella con sè stesso: un confronto mica da poco se ci pensiamo un attimo. Quante volte vorremmo lasciare tutto e obliarci pur di non compiere ciò che ci siamo prefissati? Quante altre volte invece ci sentiamo tirati in ballo in qualcosa che ci affascina e ci stimola particolarmente? Insomma la vita ne offre per tutti i gusti e  ognuno dovrebbe accettare le sfide belle e impossibili magari così il sapore dell'averlo fatto potrà essere tanto più dolce. Una sfida per tutti? Confrontarsi anche quando si pensa non esserne in grado.

martedì 3 gennaio 2017

Avviso di garanzia

Dopo due giorni di riflessioni più generiche e che comunque hanno suscitato un certo interesse testimoniato dalle svariate visualizzazioni, vorrei oggi dedicare un pò del mio tempo ad una tematica di stretta attualità: il valore di un avviso di garanzia.
 E' proprio di questi giorni infatti la polemica relativa al codice etico dei pentastellati che appunto a proposito di avviso di garanzia ritengono che non implica gravità. Tale affermazione condivisibile nella forma e nella sostanza in realtà al di là dell'uscita specifica, mi ha fatto riflettere su come si interpreta un tale provvedimento al giorno d'oggi. Intanto ho pensato che è considerato quasi normale per non dire fisiologico ricevere un avviso di garanzia quando si è impegnati nella gestione della cosa pubblica: ma è proprio così? E' vero che chi amministra ha spesso le mani in pasta in tante situazioni al limite, ma è anche vero che la stragrande maggioranza dei nostri amministratori non ha mai ricevuto questo tipo di informazione giudiziaria a riprova che la res pubblica non significa sempre mani sporche.
Altra riflessione che vi voglio offrire è relativa a cos'è un avviso di garanzia: in maniera molto sempice, un atto attraverso cui, per personale tutela, si informano gli interessati di un'indagine a loro carico...appunto indagine, mentre per noi troppo spesso equivale già ad una condanna e per le persone più in vista anche e purtroppo ad una gogna mediatica. Succede poi che spesso l'indagine si concluda positivamente per l'indagato, ma questo fa sicuramente meno clamore dell'avviso! Non è alquanto strumentale questo atteggiamento giustizialista nell'immediato per poi tralasciare completamente la conclusione delle indagini?
Ultimo aspetto di un breve scritto, visto che potremmo continuare a lungo nella dissertazione, è relativo a chi riceve un avviso di garanzia...
Intanto se il destinatario è persona gradita, l'avviso di garanzia è un atto dovuto; viceversa se persona sgradita è il segnale "che ha fatto qualcosa".
Insomma un atto giudiziario concreto e soprattutto a tutela della persona nella società tempisticamente giustizialista e/o garantista in cui viviamo assume tanti di quei significati che nemmeno si trattasse di arte da interpretare! 
Che dire ...società avvisata mezza salvata.

lunedì 2 gennaio 2017

Comunità condivisa

 Giusto nei giorni scorsi mi sono ricordato che questo blog, iniziato come un gioco, tira da circa 6 anni. Nato da un'idea innovativa di comunicazione, con il passare del tempo è diventato anche una specie di diario in cui sono stati annotati diversi fatti che hanno caratterizzato la nostra comunità. Rileggendo i post più datati, viene subito alla luce infatti una sorta di promemoria che grazie a spazikultura ho avuto modo di realizzare e oggi di offrire a quanti, di memoria corta, dimenticano troppo facilmente. Rileggendo quà e là in effetti ho potuto ripercorrere mentalmente tante tappe che obiettivamente anche io avevo dimenticato. 
Ho ritrovato in particolar modo alcune riflessioni dettate da circostanze che oggi abbiamo superato, ma tante altre riflessioni riguardano invece problematiche e situazioni che sono rimaste invariate. Mi verrebbe quasi quasi da dire che nel nostro piccolo centro tutto cambia per rimanere uguale!
Pensate un poco ad alcuni eventi degli ultimi anni per  rendersi conto che è proprio così: spesso ho trattato di anonimato, oggi è superato? tante altre volte ho parlato di divisioni, oggi sono state conciliate? altrettanti post ho dedicato all'individualsismo, forse è stato accantonato? 
Insomma potrei continuare l'elenco per dimostrare come  sono anni che ci caratterizziamo per alcuni tratti comunitari che non si riesce a superare, anche se il mio più atroce dubbio è che non si vogliono poi nemmeno tanto superare!
Probabilmente è proprio così perchè, pur cambiamdo i protagonisti e le vicende, gli atteggiamenti rimangono identici al passato: non c'è perciò tanto da meravigliarsi se diamo fiato a chi alimenta tutto questo. 
Soluzione? Prima di tutto bisognerebbe capire se si vuole la soluzione, ma una via potrebbe essere un'idea condivisa di comunità che sia però concreta e non astratta e utopica come spesso si disegna: solo così, e sempre forse, potremmo uscirne.