mercoledì 24 aprile 2013

Un invito a riflettere


 Il particolare momento storico che stiamo vivendo ci induce a riflettere sul futuro del Partito Democratico. E’ necessario però partire da un dato di fatto che forse il Pd è nato, ma campeggiano ancora i vari Pci, Dc, Margherita, Psi e chi più ne ha più ne metta. Ci sono infatti una serie di divisioni interne che impediscono di guardare al “Progetto Pd” quello che nel 2007 vide la convergenza di tanta gente che credeva in un soggetto snello e omnicomprensivo. Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni è stata una vera resa dei conti che si è però consumata più a livello di nomenclatura che non di base. E’ necessario infatti differenziare tra il Partito dei notabili che fa scempio del 30 % di elettori che invece rappresentano una base solida e soprattutto un nocciolo duro da cui ripartire per costruire il Partito del futuro. Oggi più che mai si avverte l’esigenza di restituire il partito a chi ci crede e toglierlo finalmente a quanti si sono vestiti di democraticità ed invece incarnano il personalismo più dilaniante. C’è tuttavia anche il tentativo di molti di riconvertirsi per essere sempre loro i protagonisti: credo che sia arrivato il momento di dire basta! Noi non ci stiamo più!
Se questa gente pensa di poter fare ciò che vuole si sbaglia perché noi ci siamo e vogliamo essere la garanzia di un partito che dopo aver toccato il fondo vuole riemergere in maniera sana e pulita. Piuttosto che farci stimolare dal M5S noi ci siamo fatti affossare perché si è evidenziata quella spaccatura che si cercava di nascondere.
Il Circolo di Pentone è  sensibile a ciò che arriva da Roma, ma intende prendere le distanze da questo delittuoso modo di fare politica. Faremo mille sbagli anche noi, ma oggi noi non vogliamo affondare con chi da sempre vive a galla! La nostra azione d’ora in poi dovrà essere ancora più decisa e significativa per segnare quel solco tra base e nomenclatura e renderlo riconoscibile.
Le parole chiave dovranno dunque essere trasparenza d’intenti, cambiamento e innovazione. D’altra parte non siamo nuovi a queste idee e dunque dobbiamo assumere l’impegno, tutti insieme, di cambiare il Partito partendo da noi stessi.
Qualcuno in tal senso non si sentirà garantito: lo dica fin da subito!
Qualcun altro vedrà con sospetto a ciò: meglio chiarirsi immediatamente!
A quanti invece sono d’accordo con quest’impostazione mi sento di dire che loro rappresentano quell’idea di Partito Democratico che dobbiamo costruire e di cui dobbiamo essere protagonisti.
L’invito è quindi a non scoraggiarsi, ma ad agire per recuperare quel ruolo che ci spetta di diritto: solo la base può e deve rappresentare un partito che è e sarà per sempre popolare.