sabato 10 settembre 2011

«Non c’è più niente da fare» di Rosario Rubino


Si sente dire troppo spesso  nelle vie e nelle case della ns. comunità , “ pensa ai fatti tuoi che campi cento anni “ vecchio proverbio  ma  che secondo il mio parere , è certamente  vero,  se attuato porta  allo scopo  , ma  certamente  conduce ad una vita  piena di solitudine , individualismo, nichilismo, e  una volta fatti i propri interessi  in queste condizioni  cosa ci vedete di tanto interessante ? quale gioia ha riempito i vs cuori ? le vs coscienze ?  vorrei tanto che  qualcuno me lo spiegasse.
E invece no.
Qualcosa si può e si deve fare. In particolare la mia  proposta è semplice: non basta fare rete, non basta avere migliaia di amici su Facebook per sentirsi a posto, non basta fare lobby per i propri fini confessabili o meno, non basta nemmeno mettere assieme la società civile con coordinamenti spesso faticosi e farraginosi.
Bisogna essere rete prima ancora di fare rete.
Cioè avere la coscienza che essere il nodo di una rete vuol dire diventare anche responsabile dei fili che giungono a quel nodo e che lo compongono. Cioè partecipare con il proprio piccolo contributo al bene comune, al sostegno di tutta la società: una rete che insiste solo su alcuni nodi, infatti, rischia di cedere, mentre una che s’irrigidisce su una parte di essa rischia di sfilacciarsi.
Se tutti i nodi sono responsabili, la rete invece tiene.
Di tutto ciò ci  dovremo interrogare  confrontarci  e certamente  non nel domani  del MAI  e  quando  si giunge  in emergenza , perché  poi  è troppo tardi.
Molto probabilmente  tale situazione  è vista solo  da alcuni   ma sicuramente  la prospettiva dal nostro angolo è diversa da tante altre  e forse  anche sbagliata , ma  se non confrontata  con l’altra parte che vede tutto fiori e rose  , il nostro rimarrà solo un grido di allarme con la speranza  che le  la mia visione  rimarrà solo un brutto sogno.
Vi passo il sale ,il lievito e un  chicco di grano.

mercoledì 7 settembre 2011

Tante volte Real Piranha

Ennesima straordinaria vittoria dei Real Piranha nel Torneo Madonna di Termine. Una vittoria meritata oltre ogni dire contro un avversario combattivo come i Simpson che però ha subito fin dall'inizio la partenza arrembante dei pluricampioni. Gli anni passano e pure i calciatori cambiano ma il primo posto non trova proprietario migliore e diverso di questo gruppo di amici che ormai sono entrati nella storia del calcio pentonese. Mai nessuno come loro e forse nemmeno in futuro ci potrà mai essere una squadra che spopola così come hanno fatto loro. Riconoscimenti da più parti sono arrivati per un successo mai messo in dubbio, anche quando, dopo il pareggio nel girone con lo Snoopy Pub, si è giocata la partita decisiva contro gli stessi Simpson. La differenza a detta di molti sta nella coesione del gruppo e nel loro spirito di sacrificio che li vede sempre primeggiare. Allenamento, passione, cultura sportiva sono i caratteri principali di questa squadra di cui si parlerà a lungo. Non ci sono prime donne, non ci sono rivalità interne, solo la voglia di vincere che tutti rincorrono appassionatamente. Se qualcuno rimprovera di annoiare pubblico e tifosi con le troppe e scontate vittorie, alla fine di certo non si saranno annoiati i tanti che ieri in finale hanno visto tanto bel gioco. Trame fitte e verticalizzazioni improvvise che con i tagli dei laterali diventavano micidiali. I pur bravi avversari nulla hanno potuto nonostante annoverassero tra le loro fila il capocannoniere del torneo. Una difesa impeccabile, un attacco pluridecorato, ma come sempre ancora voglia di stupire e di stupirsi di fronte all'ennesimo trionfo. Arriverà pure il giorno della sconfitta, ma campioni come loro saranno ricordati per sempre.

martedì 6 settembre 2011

Diario di un precario qualunque: lo sciopero

Oggi non ho aspettato passivamente qualche comunicazione dal Csa, ma ho manifestato il mio malcontento, la mia delusione per la situazione di preacrietà che viviamo. Lo sciopero indetto dalla Cgil ha radunato parecchi lavoratoti, compresi i precari della scuola, ma di certo non c'è stata l'affluenza che ci si aspettava visto quello che sta accadendo nel nostro paese. La piazza tuttavia pulsava della passione di una battaglia che è ancora all'inizio e che deve fare proseliti se vuole avere successo. E' una operazione ideologica quella che dobbiamo fare, ma la dobbiamo fare tutti insieme come un tempo e meglio di un tempo. In gioco c'è il nostro futuro e il considerarci numeri da occupare a loro piacimento. La parola d'ordine è stata manifestare: in tutti i modi possibili, in tutti i luoghi possibili, insieme! Da qui a qualche tempo ci saranno altre occasioni, ma nel frattempo non dobbiamo pensare di aver fatto già tanto: non è così! Se oggi c'erano 10 persone, domani dovranno essere 20, 30, 100, 1000. I risultati arriveranno quando avremo un'unica voce, un'unica anima. Non c'è governo che tenga di fronte al malcontento del popolo che subisce, del precario che non vuole accettare un destino che gli si è cucito addosso suo malgrado. Il lamento è della famiglia che fatica, del giovane che disdegna i sogni, del pensionato che non crede più allo stato.
Noi che oggi c'eravamo non vogliamo arrenderci... noi vogliamo ripartire ad alta voce e rivendicare i nostri diritti.

domenica 4 settembre 2011

Diario di un precario qualunque: partecipiamo allo sciopero

Oggi inizia una nuova settimana e le speranze di un incarico sono intatte, ma qualcuno dice mal riposte visto i precedenti. Si attendevano novità per venerdì e nonostante gli avvisi domenicali niente di nuovo. Speriamo che questa sia la settimana giusta per dare anche alle scuole in attesa docenti che completino degli organici comunque ridotti al lumicino. Le novità, almeno finalmente, riguardano le assegnazioni che così tranquillizzano un poco i tanti che vi speravano. Con i colleghi di ruolo si chiacchera spesso di questa grave situazione di incertezza che soprattutto ai primi di settembre si evidenzia nei collegi di inizio anno: difficoltà di organizzazione, di programmazione e pure di numeri. In molte scuole infatti i collegi si sono celebrati tra sguardi sconcertati per il numero esiguo di docenti partecipanti. Qualche buona notizia speriamo che arrivi a partire dalla prossima settimana che con l'inizio delle lezioni sicuramente vedrà l'assegnazione di qualche supplenza. Possibile che dobbiamo però aspettare il guaio altrui per lavorare? in quale paese civile avviene la stessa cosa? Intanto le telefonate dei colleghi più ansiosi di me nemmeno si contano e a volte mi verrebbe di dire uniamoci in preghiera, ma per il momento rispondo di partecipare allo sciopero del 6. E' tempo infatti di non abbassare passivamente la testa, ma armarci dei nostri diritti e rivendicare delle novità serie e durature. C'è di mezzo il futuro del nostro paese e noi che ne siamo i figli non possiamo stare a guardare. Qualcuno mi ha detto che scioperiamo a fare noi che siamo precari e che in questo momento non lavoriamo, io ho risposto che dobbiamo scioperare per lavorare! Fin quando ci sarà gente che cerca i cavilli pur di non partecipare a simili manifestazioni non avremo mai la forza di farci sentire. Le nostre rivendicazioni saranno sempre deboli di fronte alla casta. Attesa oggi dunque per eventuali novità e soprattutto attenzione massima per tutto quello che succede intorno a noi.